lunedì 19 dicembre 2016

IL PUNTO

L'inarrivabile Bufalino diceva: non tengo a essere simpatico, mi preoccuperei se lo fossi, vorrebbe dire che avrei rinunciato a troppo di me.
E' evidente, data l'esuberanza di commenti ricevuti negli anni su questo blog, che neanch'io risulto così simpatico. Anzi è probabile che sia precipitato dall'ambitissimo posto di primo fra gli sconosciuti all'ultimo della stessa categoria!
D'altra parte non appartengo ai questuanti del 'mi piace' sui social, agli invaghiti dell'effimero, ai seguaci del nulla quale può essere una bacheca zeppa di commentini stucchevoli, vacui.
Continuo per la mia strada, convinto che il sole non interrompa certo il suo corso se nessuno, a parte giurie e critici, conosce i miei testi (romanzi, poesie, pièces). 
Le chiare fresche e dolci acque della poesia continuano a scorrere, l'assurdo in Saramago incide ancora la carta (e le pupille del lettore), e da Proust in poi la memoria crepuscolare prosegue ancora il suo allontanamento da quella volontaria: ergo? La ricchezza dell'altrui creazione artistica (= delle verità aggiunte a questa vita) non muta a seconda delle riserve o dei plausi che potrei ricevere in merito alla mia. 
Del resto quale forza potrebbe vantare una scrittura che si appoggiasse solo sul consenso dei lettori? Sarebbe soggetta al decretum di qualche penna imbalsamata, al placet dei cosiddetti benpensanti... o alla scure di improvvisati italianisti e letterati che non hanno mai letto, per esempio, il 'giro del mondo in 80 pagine', ovvero il 'Candide'.
Meglio tener l'occhio fisso al percorso, cioè al mistero di un evento - la scrittura - che non conosco ancora nelle sue leggi, e che tuttavia mi accompagna 'day by day', per dirla con Robert Lowell. E' con quella che devo intrattenermi, è lei che devo carezzare e lusingare, nella speranza che non mi volga mai le spalle.  
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